Incontro nel tempo
Un giorno Agata e Giacomo passeggiavano lungo un sentiero scosceso.
In una campagna splendida, piena di sole, fiori e primavera.
Parlavano di cose semplici, di lavoro, di soldi di tutte quelle cose di cui si discorre senza impegno. Ad un certo punto del
cammino incontrano un vecchio. Un bel vecchietto, curato, vestito in modo curioso. Giacomo lo saluta con un gesto,
Agata con un sorriso. Lui invece si ferma, come se volesse chiedere qualcosa. Con il volto teso e spaventato
si presenta:
mi chiamo Mimmo, Signori.
Poi con una certa premura confessa ai due di vivere da due anni in un incubo.
Forse voi potete aiutarmi.
Sono mesi che vago in questi sentieri cercando aiuto. Ma ho sempre
incontrato contadini al lavoro nei campi, animali di tutti i tipi.
Solo ora incontro due persone accoglienti come voi.
I vostri volti sono così sereni, pieni di gioventù. Penso che potete
aiutarmi.
Giacomo lo guarda con interesse e curiosità e lo invita a parlare, a raccontare
il suo incubo. Dentro di se vorrebbe andare via, viene pervaso da una strana
sensazione di insofferenza, come se qualcosa di scomodo stesse accadendo.
Agata lo incoraggia, per lui ha un sorriso di complicità, che da al vecchio tutta la forza per affrontare il racconto di una storia incredibile.
Così Mimmo, ora più tranquillo e un po' rassicurato dalla loro presenza, inizia il suo racconto.
Circa un anno fa, mi sono svegliato da una nottata terribile,
avvolto da una sensazione difficile da spiegare.
E’ come se una parte del mio cervello si fosse staccata.
La mia memoria, i miei ricordi, si sono fermati a quando avevo più o meno trent'anni.
Tutto quello che è successo dopo, fino a quel maledetto giorno, non ne ho memoria, non ho più nessun
ricordo. Una parte della mia vita è improvvisamente evaporata.
Si ferma. Fa una lunga pausa. Guarda per terra come se cercasse qualcosa che
ha perso. Una ruga sulla fronte sprofonda, diventa cupo in tutto il volto.
Preso dal disorientamento, dalla vergogna e dalla paura, mi sono sentito
imprigionato.
Sono scappato come se stessi in guerra sotto un bombardamento. Senza una
meta, senza sapere dove andavo.
Mi sono ritrovato a dormire in una stalla. Il proprietario, un gentile contadino, mi ha detto che una mattina mi ha trovato nella stalla che dormivo insieme agli animali. Nel mio portafoglio non abbiamo trovato ne soldi ne documenti, ma solo una foto di una donna che io non conosco.
Almeno credo di non conoscere. Da quel giorno vago in questa campagna alla ricerca del mio passato. Non voglio andare da nessuna parte fino a che non so chi sono, non so cosa mi è successo.
Sono chiuso in un recinto come quegli animali, forse sono malato. Mi mancano i ricordi, gli affetti che ho perso e che non so più se mai ritroverò, nella mia testa e nella realtà. Non so se ho avuto dei figli, se la donna della foto è mia moglie,
forse mia sorella o forse mia figlia. Non so. Devo trovare qualcosa dentro di me che mi permetta di capire cosa è successo e cosa sta succedendo. Rimarrò qui fintanto non ritroverò i fili della mia memoria.
I due, dopo aver ascoltato immobili il vecchio si guardarono, si presero la mano e poi i loro occhi e tutto si rivolse ancora verso
di lui.
Giacomo era come paralizzato. Durante il racconto del vecchio, era scivolato nel torpore, in grigi e angoscianti pensieri e sensazioni. Per lui incontrare quel vuoto ha rappresentato l’incontro con qualcosa
di suo, qualcosa che porta dentro di se. I suoi pensieri sono confusi, aggrovigliati
l'uno nell'altro. Rimane impassibile, cerca come può di capire cosa gli sta succedendo, perché è successo tutto questo. Rimane li, in silenzio, rispettando tanta sofferenza con un filo di speranza
rivolta verso Agata, l’unica forse in grado di dire qualcosa in mezzo a tanto
sgomento. Agata appena il vecchio ha smesso di parlare si è voltata verso Giacomo, cercando un alleato, un compagno che in quel momento così tormentato potesse insieme a lei affrontare
questo vuoto così tanta sofferenza. Si accorge che l’uomo che gli sta a fianco è sprofondato in pensieri oscuri, incomprensibili. Nonostante tutto questo, si rivolge al vecchio con una voce delicata, morbida ma nello stesso tempo
con coraggio e una certa determinazione, come solo una donna sa fare.
E’ incredibile quello che l’è successo. Non deve pensare che aver perso la sua memoria significa che tutto è evaporato. Anche il vapore quando incontra il freddo ridiventa acqua. Il suo passato è dentro di lei, solo che qualcosa non le permette di riportarlo alla memoria. Si prenda il tempo necessario, sappia aspettare e vedrà che piano piano si accenderà una luce in lei che la guiderà nei suoi ricordi. Lei non è malato è solo stato spaventato da qualcosa che ha interrotto i suoi ricordi.
Agata si ferma, poggia la sua mano sul volto del vecchio per una carezza. Mentre la mano scorre dolcemente sul volto la parte si distende. Riprende forma e colore. Lentamente il suo volto riprende vita, speranza e dolcezza. Perde quella durezza che aveva, per ritornare un volto umano.
Non abbia paura” continua Agata “la vita continua anche con pochi
ricordi. Io non sono una maga, ma sento che lei potrà ritrovare quello che
ha perso. Deve solo darsi del tempo e con questo un po’ di speranza.
Il vecchio sembra stordito, ma ora sente qualcosa di diverso. Il suo corpo
assume una forma diversa. Quella speranza che Agata gli ha dato, la voglia di vivere che viene prima di qualsiasi cosa
a riaperto dentro di lui una vena di pensieri. Le parole di una donna, la dolcezza e l’affetto, hanno risvegliato in lui qualcosa che pareva morto e sepolto chissà dove.
Il vecchio ora è ritornato al mondo, ha davanti a se un lungo percorso di
ricordi e sensazioni da esplorare. Riprende il suo cammino salutando i due con un gesto semplice ma definitivo.
I due si siedono sotto un albero. Giacomo non si sa bene dove sia andato con i suoi pensieri. Dallo sguardo pare stia lottando con qualcosa.
Forse con il suo tempo, forse con il suo passato.
Agata invece si gode il tepore di un sole generoso e caldo lasciandosi andare ai suoi sogni.