PARLA CON LEI

Anche questa volta utilizzerò un film per trattare di un argomento, a mio modo di vedere, molto importante. Il film in questione, “Parla con lei” di Almodovar, rappresenta un elogio al dialogo tra persone, sottolineando le proprietà terapeutiche della conversazione.
Parlare con un'altra persona, permette di affrontare ed elaborare, un dolore, una condizione difficile. Normalmente si pensa che parlare con un amico o un’amica dei propri pensieri, rappresenti più che altro uno sfogo, un modo per scaricare le proprie tensioni con il solo intento di ripristinare un equilibrio psicologico temporaneamente alterato. E’ vero che sfogarsi è un aspetto della conversazione. Ma siamo proprio sicuri che parlare, esprimere concetti e sensazioni, serva solo per comunicare verso l’esterno? Verso gli altri?
E’ capitato a tutti, parlando o addirittura scrivendo a qualcuno, di scoprire, quasi magicamente qualcosa di se. Una improvvisa intuizione ha permesso una soluzione ad un problema che pareva fino ad un attimo prima insolubile. Come se quando si comunica con un altra persona, si aprano canali comunicativi dentro di noi. Come se parlando con un altro, in primo luogo si parla con se stessi. E’ proprio così! Parlare, comunicare con qualcuno permette di accedere ad una dimensione emotiva impossibile da raggiungere con la sola forza del pensiero. Voglio dire che pensare e ripensare ad una determinata cosa non è detto che sia il modo migliore per affrontarla. Spesso si rimane imprigionati in pensieri e ragionamenti ripetitivi che non portano nessuna modificazione, non sono in grado di offrire una evoluzione al pensiero da cui si è partiti. Parlarne, invece, permette di orientarsi verso una posizione comunicativa che apre, come dicevo prima, ad una percezione interna e conseguentemente ad un dialogo interiore.
E chi non parla o parla poco? In primo luogo va detto che non è solo un problema di quantità. Si può parlare tanto senza dire niente, o addirittura con il solo scopo, più o meno subdolo, di fare rumore e catturare l’attenzione dell’altro. I politici, per esempio, sono degli artisti in questo.
Nei rapporti interpersonali, vi sono persone che parlano poco o niente. Diciamo che si trovano in una situazione di svantaggio rispetto a chi ha più facilità nella comunicazione. In genere sono persone un po’ sfuggenti, prevalentemente uomini maschi, spesso avvolti da un alone di mistero che fornisce loro un  certo fascino. Risultano persone molto attraenti nei primi contatti, spesso noiose a lungo termine. In realtà sono persone con una attività interiore molto ricca, ma prevalentemente inconscia e quindi difficile da esprimere e di conseguenza difficile da essere compresa.
La nostra mente, per poter affrontare il quotidiano, le esperienze in cui siamo coinvolti, ha bisogno di una comunicazione interna, cioè uno scambio che coinvolge tutta la struttura mentale.
Per questi motivi, nelle varie forme di terapia psicologica, il linguaggio è lo strumento principale. In primo luogo quando una persona parla di sé, del proprio passato, del presente e del futuro, attiva dentro di se una serie di comunicazioni che attraverso il linguaggio vengono espresse e possono far emergere problematiche che rappresentano il motivo della richiesta di aiuto.
A questo punto del ragionamento, ha senso chiedersi qual è la differenza tra parlare con un caro amico o con uno Psicologo. La domanda è pertinente, in quanto su un piano strettamente razionale e magari non avendo mai avuto la necessità di un colloquio psicologico, potrebbe non risultare chiara la differenza. Invece la differenza è molta. In primo luogo perché tutta la vita del terapeuta, rimane fuori dalla comunicazione, cosa che non avviene in una comunicazione generica. Il centro del colloquio riguarda il vissuto della persona, del paziente. Le comunicazioni dello Psicologo  sono strettamente vincolate a quello che il paziente racconta di se e degli altri. Viene a crearsi, anche dopo pochi incontri, uno spazio in cui la persona può muoversi liberamente, senza obblighi morali di nessun tipo. Questo spazio è in primo luogo, uno spazio mentale, cioè interno.  E’ un posto dove, con l’aiuto di un professionista si possono incontrare e combattere le proprie paure, sciogliere le proprie tensioni e  aumentare le capacità di percepire se stessi e gli altri in un modo più articolato.
Per tornare sul discorso della comunicazione in generale, direi che la difficoltà principale sta nel fatto che quando comunichiamo con gli altri, come ho ampiamente dimostrato, comunichiamo con noi stessi e questo comporta l’incontro con piccole o grandi tensioni. A chiunque è capitato nella vita, dopo un incontro apparentemente insignificante magari con una persona poco interessante, di provare un certo senso di fastidio, di disagio incomprensibile. Normalmente la reazione è pensare a questioni meteorologiche, ai troppi caffè o ad altre cose che poco centrano con il disagio. Succede che incontrando una persona, parlando e scambiando idee con questa, si entra in contatto con qualcosa di personale che in alcuni casi, può essere una parte di se stessi non sistemata adeguatamente, poco gradita. Qualcosa di se stessi che non piace, e che l’incontro con l’altro ha attivato. Questo per dire che quello che succede all’interno della comunicazione con un’altra persona, è qualcosa di molto complicato sia che lo si veda su un piano di relazioni esterne sia che lo si veda come comunicazione interna.
Per concludere vorrei aggiungere due parole sul silenzio e l’isolamento. Mi capita frequentemente di ricevere persone nel mio studio, molto sole, che per difendersi da qualcosa che li minaccia dal di dentro, hanno “scelto” il silenzio e l’isolamento. Vivere in una condizione del genere, è un po’ come vivere a metà, privandosi di una parte importante della propria esistenza.
La vita di un essere umano è determinata  dalla comunicazione in generale e dalla capacità di decifrare quello che proviene dagli altri e quello che proviene da noi stessi. E’ un vincolo che può portare con se sofferenza e dolore, ma anche affetto e amore.

dott. Giorgio Carnevale