ALCUNE RIFLESSIONI SUL VISSUTO EMOZIONALE

Questo contributo sulle emozioni è consultabile per intero o per sezioni:

 anatomia e fisiologia    psicosomatica     intelligenza emotiva    psicoterapia e linguaggio 

La problematica del vissuto emotivo  è ormai materia di ricerca non solo in campo psicoanalitico, dove per altro si è sempre data importanza al fenomeno, ma anche in campo medico.
Per comprendere meglio il fenomeno può risultare utile partire dalle ricerche di anatomia e di fisiologia. Da questo punto di vista nella seconda metà del secolo sono emersi due approcci principali.
Nel primo il cervello viene considerato una struttura stratificatasi nel corso dell'evoluzione filogenetica (il sistema del cervello trino di McLean 1967 Fig. 1). Il sistema limbico, deputato all'elaborazione e all'espressione delle emozioni, compare, da un punto di vista filogenetico, nei mammiferi, mentre nei rettili non è presente. Questa struttura risulta estremamente complessa in quanto presenta delle importanti connessioni sia con il sistema nervoso autonomo sia con il sistema neuroendocrino.
Nella seconda ipotesi i due emisferi cerebrali avrebbero differenti compiti nell'elaborazione delle informazioni. Le ricerche che si muovono partendo dall'ipotesi della specializzazione emisferica (Bogen 1969, Gazzaniga 1970, Sperry 1973, Sperry Gazzaniga e Bogen 1969 Fig. 2), cercano di dimostrare che l'attività dell'emisfero destro è principalmente deputata all'elaborazione delle emozioni mentre la sinistra alla elaborazione cognitiva. Altri hanno individuato nell'emisfero destro una specializzazione all'elaborazione delle emozioni negative, in quello sinistro delle emozioni positive.

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Fig.1 Il cervello trino.
Nella sua evoluzione, il proencefalo umano si espande in maniera gerarchica lungo le linee dei tre schemi di base che possono essere caratterizzati come cevello dei rettili, dei paleomammiferi e dei neomammiferi.
(Riprodotto da McLean, 1967)
Fig.2 Specializzazione emisferica.
Disegno
schematico visto dall'alto, per indicare la specializzazione laterale degli emisferi cerebrali.
(Riprodotto da Hoppe e Bogen, 1977)
Nonostante queste ipotesi siano differenti su un piano anatomico, testimoniano lo sforzo nell'individuare le strutture coinvolte in questo processo. Quello di cui si è certi è che, da un punto di vista funzionale, le emozioni attivano il sistema nervoso centrale, il sistema vegetativo e il sistema endocrino, rappresentano quindi uno dei processi psicofisiologici più complessi e interessanti. Il coinvolgimento di questi importanti sistemi è la dimostrazione di quanto le emozioni siano, in primo luogo, una risposta adattiva dell'organismo agli eventi ambientali e anche per questo esse vengono considerate, su un piano psicologico, particolarmente rilevanti.

PSICOSOMATICA
Parallelamente alle ricerche su un piano anatomo-fisiologico, si è cercato di interpretare i fenomeni emotivi su un piano psicofisiologico. In queste direzioni si è data molta importanza all'espressione del vissuto emozionale come regolatore dell'equilibrio spicofisiologico-fisiologico. In questa direzione la medicina psicosomatica ha iniziato ad indagare su questo fenomeno in relazione alla malattia. Da un punto di vista psicosomatico oggi si ritiene che la regolazione affettiva giochi un ruolo importante nell'insorgenza della malattia. Sinfneson (1972) ha coniato il termine alessitimia (dal greco a=mancanza, lexis = parola, thimos=emozione) dall'osservazione di pazienti psicosomatici che avevano disturbi nelle funzioni affettive e simboliche che determinavano uno stile comunicativo sterile e incolore La caratteristica distintiva  dell'alessitimico è di avere un pensiero letterale, utilitaristico, e particolarmente preoccupato dei minimi particolari degli eventi esterni. Cioè non riesce, o ha enormi difficoltà, a colorire attraverso il vissuto emotivo i suoi racconti.

- INTELLIGENZA EMOTIVA
Fino a poco tempo fa il concetto di intelligenza  considerava le abilità mentali   principalmente identificabili nella dimensione cognitiva.  I più diffusi test per misurare l'intelligenza utilizzati dall'inizio del secolo ad oggi, nonostante abbiano avuto una evoluzione che tendesse ha coinvolgere più facoltà intellettive, non hanno mai considerato il fenomeno del vissuto emozionale e l'esprimibilità di questo come elemento cruciale nello sviluppo dell'individuo. Recentemente è stato coniato il concetto di intelligenza emotiva che va a colmare questa lacuna.  Oggi si è capito quanto la capacità di esprimere il vissuto emozionale attraverso tutti i canali di comunicazione, verbale e non, sia cruciale nell'equilibrio psicologico e conseguentemente come stabilizzatore del comportamento. Va sottolineato quanto le teorie psicoanalitiche, nei vari approcci al problema, abbiano sempre dato estrema importanza al vissuto emotivo come elemento cruciale nella vita di una persona, e inoltre cruciale nell'insorgenza della psicopatologia. Quindi possiamo dire che quando si parla di intelligenza, non si tiene solo conto delle abilità cognitive ma anche delle abilità nell'esprimere il vissuto emozionale.

PSICOTERAPIA E LINGUAGGIO
Recentemente la ricerca in campo psicoterapeutico si sta muovendo per cercare di costruire strumenti in grado di rilevare la capacità di esprimere le emozioni attraverso il linguaggio. Uno dei sistemi utilizzati nell’ambito della verifica empirica del processo terapeutico in psicoanalisi, seppur ancora in via di sperimentazione, è il metodo dell’Attività Referenziale (Bucci 1993). L’ipotesi di partenza, in accordo con il modello della distribuzione parallela del “processamento” delle informazioni (P.D.P. Parallel Distributed Processing Model, Rhumelhart, 1986), è che l’attività mentale viene descritta considerando tre sistemi principali per la memorizzazione e organizzazione dell’informazione: il sistema NON VERBALE / NON SIMBOLICO  che non utilizza il linguaggio come organizzatore dell’esperienza, ma fa riferimento a dimensioni continue e non categoriali; il sistema NON VERBALE / SIMBOLICO che non utilizza il linguaggio come organizzatore, ma dei simboli non verbali. A questo livello di funzionamento, la mente utilizza un sistema categoriale, quindi discreto, che però è indipendente dal linguaggio, è legato a rappresentazioni per forma e immagine; infine il livello VERBALE / SIMBOLICO, che utilizza il linguaggio come organizzatore. Per Attività Referenziale si intende l’attività che il parlante realizza per individuare le connessioni referenziali tra i sistemi delle rappresentazioni non verbali dell’esperienza, ed il sistema delle rappresentazioni verbali, al fine di comunicare la propria esperienza emotiva ad un altro individuo in modo tale da evocarne in lui una analoga alla propria. E’ possibile confrontare la misura dell’Attività Referenziale tra paziente e psicoterapeuta. L’ipotesi è che una certa armonizzazione e sincronizzazione, tra paziente e psicoterapeuta, possa essere un indicatore di una integrazione delle reciproche esperienze non verbali.
Negli ultimi anni un gruppo di ricerca di cui il sottoscritto fa parte, sta mettendo a punto uno strumento per l'analisi del linguaggio (Metodo dei Prototipi e delle Variazioni P.V.M. Seganti   1995 ) che evidenzi le connessioni affettive tra il soggetto parlante e l'oggetto rappresentato. Lo strumento utilizza per la verifica di tale aspetto la  Scala delle Connessioni Affettive Soggetto-Oggetto. Il presupposto che ha determinato la costruzione della scala sta nel fatto che la relazione terapeutica riattivi sia le aspettative prototipiche negative, sia quelle positive circa l’influenza dell’altro sugli stati di attivazione del Sé. La scala permette di rilevare all’interno di un episodio relazionale sia le frequenze sia le intensità (tono edonico), positive o negative, in termini di aspettative prototipiche; in sintesi, di rilevare l’impatto non verbale sul linguaggio delle aspettative positive e negative (emozioni positive/negative) riguardanti l’influenza degli altri sullo stato di attivazione del Sé (Seganti, Carnevale, Mucelli, Solano Int. J. Psychoanal. (2000) 81"From sixty-two interviews on -the worst and the best episode of your life-. Relationships between internal working models and a grammatical scale of subject-object affective connections" ).
Vorrei sottolineare quanto nelle psicoterapie ad orientamento psicoanalitico, le capacità di esprimere emozioni, quindi di comunicarle, sia sicuramente un elemento cruciale, e quindi, come i presupposti a cui questi strumenti si ispirano, siano in perfetta sintonia con questo approccio.
In conclusione vorrei sottolineare come la problematica del vissuto emotivo sia  anche penetrata nel linguaggio comune, al punto che i messaggi pubblicitari sono particolarmente attenti a presentare i loro prodotti come "un'emozione unica", "un'emozione grande" e così via. Questo per sottolineare l'emergere di un bisogno estremo di libertà emotiva, determinata anche dal fatto che si presta molta attenzione allo sviluppo cognitivo, trascurando e in alcuni casi reprimendo la sfera emotiva che invece le ricerche recenti hanno dimostrato essere importante per la salute mentale.

Dott. Giorgio Carnevale