Fino a poco tempo fa il concetto di intelligenza considerava le abilità mentali
principalmente identificabili nella dimensione cognitiva. I più diffusi test
per misurare l'intelligenza utilizzati dall'inizio del secolo ad oggi, nonostante abbiano
avuto una evoluzione che tendesse ha coinvolgere più facoltà intellettive, non hanno mai
considerato il fenomeno del vissuto emozionale e l'esprimibilità di questo come elemento
cruciale nello sviluppo dell'individuo. Recentemente è stato coniato il concetto di
intelligenza emotiva che va a colmare questa lacuna. Oggi si è capito quanto la
capacità di esprimere il vissuto emozionale attraverso tutti i canali di comunicazione,
verbale e non, sia cruciale nell'equilibrio psicologico e conseguentemente come
stabilizzatore del comportamento. Va sottolineato quanto le teorie psicoanalitiche, nei
vari approcci al problema, abbiano sempre dato estrema importanza al vissuto emotivo come
elemento cruciale nella vita di una persona, e inoltre cruciale nell'insorgenza della
psicopatologia. Quindi possiamo dire che quando si parla di intelligenza, non si tiene
solo conto delle abilità cognitive ma anche delle abilità nell'esprimere il vissuto
emozionale.
PSICOTERAPIA E LINGUAGGIO
Recentemente la ricerca in campo psicoterapeutico si sta muovendo per cercare di costruire
strumenti in grado di rilevare la capacità di esprimere le emozioni attraverso il
linguaggio. Uno dei sistemi utilizzati nellambito della verifica empirica del
processo terapeutico in psicoanalisi, seppur ancora in via di sperimentazione, è il
metodo dellAttività Referenziale (Bucci 1993). Lipotesi di partenza, in
accordo con il modello della distribuzione parallela del processamento delle
informazioni (P.D.P. Parallel Distributed Processing Model, Rhumelhart, 1986), è che
lattività mentale viene descritta considerando tre sistemi principali per la
memorizzazione e organizzazione dellinformazione: il sistema NON VERBALE / NON
SIMBOLICO che non utilizza il linguaggio come organizzatore dellesperienza, ma
fa riferimento a dimensioni continue e non categoriali; il sistema NON VERBALE / SIMBOLICO
che non utilizza il linguaggio come organizzatore, ma dei simboli non verbali. A questo
livello di funzionamento, la mente utilizza un sistema categoriale, quindi discreto, che
però è indipendente dal linguaggio, è legato a rappresentazioni per forma e immagine;
infine il livello VERBALE / SIMBOLICO, che utilizza il linguaggio come organizzatore. Per
Attività Referenziale si intende lattività che il parlante realizza per
individuare le connessioni referenziali tra i sistemi delle rappresentazioni non verbali
dellesperienza, ed il sistema delle rappresentazioni verbali, al fine di comunicare
la propria esperienza emotiva ad un altro individuo in modo tale da evocarne in lui una
analoga alla propria. E possibile confrontare la misura dellAttività
Referenziale tra paziente e psicoterapeuta. Lipotesi è che una certa armonizzazione
e sincronizzazione, tra paziente e psicoterapeuta, possa essere un indicatore di una
integrazione delle reciproche esperienze non verbali.
Negli ultimi anni un gruppo di ricerca di cui il sottoscritto fa parte, sta mettendo a
punto uno strumento per l'analisi del linguaggio (Metodo dei Prototipi e delle Variazioni
P.V.M. Seganti 1995 ) che evidenzi le connessioni affettive tra il soggetto
parlante e l'oggetto rappresentato. Lo strumento utilizza per la verifica di tale aspetto
la Scala delle Connessioni Affettive Soggetto-Oggetto. Il presupposto che ha
determinato la costruzione della scala sta nel fatto che la relazione terapeutica riattivi
sia le aspettative prototipiche negative, sia quelle positive circa linfluenza
dellaltro sugli stati di attivazione del Sé. La scala permette di rilevare
allinterno di un episodio relazionale sia le frequenze sia le intensità (tono
edonico), positive o negative, in termini di aspettative prototipiche; in sintesi, di
rilevare limpatto non verbale sul linguaggio delle aspettative positive e negative
(emozioni positive/negative) riguardanti linfluenza degli altri sullo stato di
attivazione del Sé (Seganti, Carnevale, Mucelli, Solano Int. J. Psychoanal. (2000)
81"From sixty-two interviews on -the worst and the best episode of your life-.
Relationships between internal working models and a grammatical scale of subject-object
affective connections" ).
Vorrei sottolineare quanto nelle psicoterapie ad orientamento psicoanalitico, le capacità
di esprimere emozioni, quindi di comunicarle, sia sicuramente un elemento cruciale, e
quindi, come i presupposti a cui questi strumenti si ispirano, siano in perfetta sintonia
con questo approccio.
In conclusione vorrei sottolineare come la problematica del vissuto emotivo sia
anche penetrata nel linguaggio comune, al punto che i messaggi pubblicitari sono
particolarmente attenti a presentare i loro prodotti come "un'emozione unica",
"un'emozione grande" e così via. Questo per sottolineare l'emergere di un
bisogno estremo di libertà emotiva, determinata anche dal fatto che si presta
molta attenzione allo sviluppo cognitivo, trascurando e in alcuni casi
reprimendo la sfera emotiva che
invece le ricerche recenti hanno dimostrato essere importante per la salute mentale.
Dott. Giorgio
Carnevale