Cosa succede
all’uomo?
(utilizzo uomo o uomini in minuscolo, intendendo i maschietti e Uomo o Uomini intendendo il genere umano)
Recentemente, mi sono trovato in discorsi dove
donne lamentavano di un atteggiamento particolarmente passivo e remissivo degli
uomini. Dopo una serie di riflessioni, letture ecc.
sono arrivato alla conclusione che probabilmente ciò è vero. L’uomo oggi è molto
disorientato, confuso e molto spesso depresso. (Preciso che è mia convinzione
considerare la depressione un fenomeno maggiormente presente negli uomini
rispetto alle donne. So di affermare una cosa contraria a quello che si dice
abitualmente. Credo che nelle donne la depressione sia più visibile, meno
nascosta, mentre negli uomini rimane molto coperta. Quello che vediamo in un
uomo è più che altro l’aspetto maniacale della depressione. Chiudo questa
parentesi, anche se mi rendo conto che ci sarebbe molto ancora da dire). Come dicevo, dopo alcune riflessioni e
osservazioni mi sono reso conto che è vero che l’uomo soffre di qualcosa di
apparentemente misterioso. Spesso si dice che il cambiamento del ruolo della
donna negli ultimi anni, sia all’interno della coppia sia all’interno della
società, avrebbe creato un disorientamento molto forte, uno scombussolamento
generale di cui l’uomo avrebbe pagato il prezzo più alto. Credo che questo sia
vero in parte. In questa mia riflessione, propongo una visione della
problematica differente dalla precedente. Personalmente prediligo strade in cui
vengano considerate dimensioni profonde della persona, più che aspetti e
cambiamenti di ordine socio economico.
Il mio punto di vista è che esista un
movimento Collettivo che ha indebolito la funzione dell’uomo all’interno del
ciclo vitale. Prendo in prestito il concetto di Collettivo dalla teoria proposta
dal Prof. Majore e sostenuta dall’AIAM, gruppo di cui il sottoscritto fa parte.
(In realtà già Jung aveva introdotto il concetto di Collettivo, ma quello a cui
facciamo riferimento si discosta in modo importante da quello junghiano). Il
Collettivo è un’istanza interna, prevalentemente inconscia, che guida e
condiziona gli individui indipendentemente dall’identità personale e quindi
dalla volontà del singolo. Per fare un esempio pratico, gli esseri umani da
sempre sono impegnati in guerre tra popoli che “servono” ai popoli non alle
persone, in quanto queste muoiono e quindi non possono ricevere nulla degli
eventuali vantaggi della guerra stessa. Chi va a morire in guerra non ci va per
un fatto personale, per realizzarsi, crescere o cos’altro. Ci va in quanto
spinto da una forza che trascende l’individuo, governata dal Collettivo.
Ovviamente esiste una identità personale, ma questa entra continuamente in
contatto con aspetti collettivi e con questi vengono a crearsi attriti,
conflitti ecc. Quindi, noi tutti cerchiamo di conquistare una identità
personale, ma siamo comunque immersi da spinte collettive con le quali possiamo
“dialogare”, possiamo contrastare ma ne siamo comunque guidati. Quello che
ognuno di noi tenta di fare nel corso dell’esistenza è allargare, arricchire la
propria identità personale per emergere dal Collettivo. Ciò implica, anche,
processi di appropriazioni di funzioni collettive. La sessualità, per esempio, è
in primo luogo un fatto Collettivo in quanto ha come obbiettivo quello della
riproduzione e quindi della continuità della specie. Ogni persona nella propria
vita cerca di appropriarsi della sessualità e metterla al proprio servizio, nel
senso di favorire il proprio sviluppo individuale, sia come fonte di piacere sia
come tentativo di contrastare la morte attraverso la vita dei figli. Questo è un
processo che nasce in una dimensione Collettiva, ma si articola su un piano
personale. Anche la famiglia è un’istanza collettiva, ma i singoli individui che
ne fanno parte hanno possibilità di esprimere la propria individualità in modo
maggiore rispetto ad un collettivo più ampio (patria, credo ecc), dove
l’emersione del singolo deve necessariamente fare i conti con numeri ed
estensioni ben più importanti.
Tornando al discorso principale, il mio punto
di vista, dunque, è che vi siano stati dei movimenti Collettivi che hanno messo
in crisi un certo equilibrio negli uomini. E’ indubbio che all’uomo è assegnata
la responsabilità della fecondazione-procreazione. L’uomo è la componente attiva
sia da un punto di vista biologico sia comportamentale. Una responsabilità così
grande fa sì che la funzione fecondativa sia un fatto prevalentemente maschile,
come la gestazione è un fatto esclusivamente femminile. Oggi assistiamo ad un
fenomeno molto particolare, che silenziosamente è emerso. Quello della
fecondazione assistita e quello della clonazione. La fecondazione assistita è
una realtà, nel senso che anche se esistono problemi seri per cui non si riesce
ad avere figli, esistono vari modi, più o meno invasivi, per averli comunque.
Nella fecondazione assistita avviene che una coppia con problemi più o meno seri
si rivolge ad una struttura a cui delega, in parte o in toto, la fecondazione.
Di per se questo fatto può sembrare innocuo, anzi direi che su un piano pratico
la cosa è molto utile permettendo a molte coppie di superare difficoltà fino a
qualche anno fa insuperabili. Vorrei però trascurare l’aspetto pratico, i
vantaggi che questo cambiamento porta. Sono evidenti e indiscutibili, mentre
quello che si vede meno, quello un po’ più nascosto forse va considerato con la
stessa dignità. Il contraccolpo dunque, chiamiamolo così, è che l’uomo viene a
perdere, per lo meno in parte, la funzione fecondativa che fino ad oggi non era
delegabile. Detto in altro modo, il Collettivo si è impadronito di una porzione
importante della funzione fecondativa, a danno dell’uomo. Per quanto riguarda la
clonazione, il solco diviene ancora più profondo. A questo livello diciamo che a
farne le spese, in termini di identità, sarebbero sia gli uomini sia le donne.
Nel senso che ogni individuo è unico, sia da un punto di vista genetico sia
comportamentale. In regime di clonazione, diciamo così, questa affermazione non
sarebbe più valida. Ogni persona potenzialmente, potrebbe creare una copia di se
stesso! Gli uomini perderebbero completamente la funzione fecondativa e la donna
quella di generare prole.
Con questo non voglio dare un
giudizio sulle recenti scoperte scientifiche che hanno permesso ciò. Voglio
soltanto affermare che questo fenomeno, ormai di dominio comune, ormai entrato
nella nostra mente, porta ad una perdita di una funzione fondamentale di cui
l’uomo è stato fino ad oggi il portatore. E’ come se un pezzetto dell’identità
maschile sia ora staccato, con conseguente disorientamento e confusione.
Vorrei fare ancora un piccolo passo avanti,
l’ultimo, per precisare l’importanza che a mio avviso ha questo fenomeno. Come
accennavo sopra, la fecondazione che determina la procreazione per l’uomo
garantisce continuità, è il tentativo di sfuggire alla morte. E’ la possibilità
di rivivere attraverso un’altra persona da lui stesso generata. Quindi è un
aspetto sul quale poggia tutta la vitalità, la creatività di un individuo e che
viene ad indebolirsi considerato lo spostamento di cui parlavo sopra.
In conclusione, sintetizzando, ipotizzo che la
depressione maschile così evidente oggi abbia le proprie radici in un
depotenziamento del ruolo dell’uomo nel processo procreativo e questo determini
un’arma contro la morte che l’uomo si ritrova spuntata.
Sottolineo ancora che la capacità fecondativa
è la funzione primaria in una persona, è la parte più vitale che l’Uomo ha per
contrastare la morte. Questo implica, secondo il mio ragionamento, che
modificazioni a questo livello hanno inevitabili ripercussioni sugli aspetti
profondi della personalità.
Scrivo di un’obiezione di un collega, in
quanto può essere utile per capire meglio il mio pensiero. Parlando di questo,
ha fatto la seguente affermazione. “Un cambiamento del genere, prima che abbia
effetto in modo così profondo occorre molto tempo.”
Credo, che una questione come quella della
fecondazione assistita emerga non semplicemente perché esistono questione
pratiche che la permettono, ma perché si è consumato già quel movimento
Collettivo di cui parlo sopra. I movimenti Collettivi quando emergono, si
esprimono, hanno già prodotto modificazioni all’interno degli individui. Quello
che noi vediamo è l’effetto di tali modificazioni. Per questo credo che dal
momento in cui la fecondazione è divenuta una fatto non esclusivamente
individuale, il turbamento chiamiamolo così, è già avvenuto. Noi possiamo
osservarne i risultati.
Spero di essere riuscito ad esporre il mio pensiero e
spero anche che questo discorso stimoli riflessioni critiche così da poter
aprire un confronto.
dott. Giorgio Carnevale